To Be Bieber or not to Be, this is an Influencer!

Il ragazzo quì a sinistra si chiama Justin Bieber, e nella vita fa il cantante pop. Quotidianamente attira l’amore sconfinato delle sue fan nonchè i commenti infastiditi dei Twitters italiani costretti a “subire” almeno un paio di Trending Topics al giorno, riferiti a lui.

Come potete leggere voi stessi ha oltre 21 milioni di follower (ma aumentano a vista d’occhio, da quando ho scaricato questa immagine a quando ho cominciato a scrivere il post sono arrivati circa 1000 nuovi followers…). Forte di questo esercito adorante e di un indice Klout di 100 (!), ha una capacità di impatto sui social network impressionante.

Stavo esaminando i dati relativi alla social TV activity della prima settimana di maggio negli USA (fonte Social Guide), in particolare i TOP 25 TV show dal 30 aprile al 6 maggio 2012 e scopro che a farla da padrone è stato l’attesissimo incontro di boxe tra Floyd Mayweather e Miguel Cotto del 5 maggio 2012. Il tweet più popolare in assoluto è proprio di Bieber che ha modo di misurare la sua capacità di influenza su Twitter, ricevendo ben 3233 retweet ad un suo commento sull’incontro di box.

Cosa ha twittato Bieber? #mayweathercotto

Quando si dice essere influencer…

Occasioni per economie in crisi: i grandi investitori USA puntano sulla Social TV

Quanto interesse c’è da parte degli investitori intorno alla Social TV? Quanta potenza di fuoco si sta accumulando negli USA, pronta a sbarcare nel resto del mondo, in particolare in Europa?

Attorno alla Social TV ci sono almeno una trentina di aziende più o meno specializzate in 6 macro-categorie:

  • CONTENT RECOGNITION
  • SECOND SCREEN APPS
  • REMOTE CONTROL
  • CHECK IN APPS
  • REWARD APPS
  • SOCIAL TV ANALYTICS

Attingendo agli interessanti report di Anne-Marie Roussel, gli investimenti noti ammontano ad oltre 172 milioni di dollari, concentrati su circa 20 aziende (in realtà almeno il doppio, non essendo noti gli investimenti in grossi calibri come ConnecTV, Trendrr e Zeebox) , con le cifre che potete vedere nel grafico in basso.

Finanziamenti verso Social TV companies (mln $)

Si tratta di iniziative indipendenti? No, nella gran parte dei casi dietro queste start-up ci sono i grandi broadcaster, colossi del settore come BSkyB, Time Warner, Fox, MTV, CBS, CBC, NBC, ABC, nonchè social network come Twitter e Google.

L’entità e la qualità degli investimenti indicano chiaramente la grande attenzione per tutti gli ambiti che costituiscono la piattaforma complessiva di Social TV. C’è la consapevolezza di aver individuato finalmente il futuro della televisione, sfruttando il fenomeno (la voglia di socializzare gli eventi televisivi), i media (Twitter e Facebook in primis) e la tecnologia (ACR, Second Screen Apps, etc). Tecnologie interessantissime che, integrando Content Recognition e meccanismi di check-in più o meno automatici, forniscono alle aziende di Social TV Analytics una serie di metriche fondamentali per cogliere gusti e tendenze, ed indirizzare con maggiore precisione il mercato pubblicitario.

In Italia i telespettatori hanno indicato la via, dando vita a veri e propri appuntamenti fissi (specialmente su Twitter) in cui giornalisti, politici e cittadini digitali comuni danno vita  a scambi di commenti più o meno seri attorno a talk-show di successo, o spettacoli come Sanremo. Prima o poi anche in Italia avverrà il salto di qualità, andando oltre i raduni attorno al caminetto virtuale di Twitter, ma purtroppo anche in questo caso tutto il bagaglio di tecnologia sarà Made in USA  (o UK dove ad esempio Zeebox si sta facendo strada con l’appoggio di BSkyB). Anche in questo caso, purtroppo, subiremo l’ennesima colonizzazione digitale, incapaci come siamo di investire anche in settori promettenti come questo.

Riflessioni sui dati di Vincenzo Cosenza sui giornalisti italiani e Twitter

Prendo spunto dalla solita interessante analisi di Vincenzo Cosenza (@vincos) che, in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo, ha pubblicato una serie di informazioni che descrivono efficacemente la presenza e l’influenza dei giornalisti italiani su Twitter.

Partendo dalle sue considerazioni e dalle mappe che ha pubblicato, mi pare emergano 3 tipologie, 3 modi diversi di utilizzare Twitter e le sue funzionalità, a cui ho affiancato un esponente che ben le rappresenta:

  • Instant Twitter– Alfonso Signorini (@alfosignorini) capofila con oltre 288mila followers
  • Broadcaster – Roberto Saviano (@robertosaviano) con fama da poca interazione
  • Equilibrato – Beppe Severgnini (@beppesevergnini) ai vertici con oltre 222mila followers

Colpisce il primato di Signorini, in un contesto che vede autorevoli Direttori come Sofri, Sallusti, Mauro, Ferrara, De Bortoli, Padellaro, celebrità e grandi influencer come Travaglio, Simone Spetia, Riotta e Saviano, nonchè volti molto noti come  Ilaria D’amico e Daria Bignardi. Ma su quali basi poggia questo primato? Provo a trovare una spiegazione esaminando la natura dei tweeet che i 3 giornalisti-simbolo hanno prodotto giornalmente nei mesi di Marzo ed Aprile 2012.

Come si può notare dai grafici di Alfonso Signorini l’area colorata di verde (le risposte di Signorini a tweet altrui) quasi coincide con l’area colorata di blu (i tweet totali di Signorini), ad indicare che gran parte dei contenuti prodotti da Signorini sono in realtà reazioni a stimoli provenienti dalla schiera dei suoi followers.

Completamente all’opposto la situazione di Saviano, dove è visibile quasi soltanto l‘area colorata di blu, ad indicare che il giornalista campano twitta quasi esclusivamente contenuti propri, e molto raramente risponde o ritwitta tweet altrui.

Al centro si colloca Severgnini, che a fronte di una buona percentuale di tweet propri, presenta anche un discreto numero di risposte e retweet, segno di una gestione equilibrata del medium.

Queste considerazioni non costituiscono un giudizio professionale sulle capacità dei giornalisti citati, ma indicano abbastanza chiaramente che, al di là della storia professionale e dei contenuti trattati, un approccio gratificante per i followers risulta ben più attrattivo di un approccio basato esclusivamente su contenuti ed autorevolezza.