Le potenzialità della Social TV, dall’esperienza USA ai primi passi in Italia

Con il termine Social TV si intende un approccio alla visione dei programmi televisivi in cui fruizione classica (attraverso la TV) e condivisione dell’esperienza (attraverso i social networks) si fondono in una attività unica.

Per capire la potenzialità del fenomeno sono significative le parole di Mark Ghuneim, fondatore e CEO di Trendrr, uno dei protagonisti del settore negli Stati Uniti: “Una audience TV socially-engaged  è la più potente rete di team di marketing che chiunque abbia mai avuto. La social TV ci dà l’opportunità di capire e fare azioni di leverage sull’attaccamento emotivo ad un programma televisivo, perchè la TV non è più un’esperienza unidirezionale.”

Negli USA il fenomeno è in grande espansione, per alcuni fattori piuttosto intuitivi:

  • presenza di un elevato numero di network televisivi (sia via cavo che via etere)
  • un bacino di audience enorme rispetto alla media dei principali paesi europei
  • l‘elevata produzione di Serie Tv che, in caso di riscontri positivi, garantiscono elevati ritorni per svariate stagioni televisive
  • l’elevata produzione di TV Show (soprattutto Talent Show) in cui l’interattività riveste un ruolo fondamentale
  • la solita velocità e facilità nell’istanziare piattaforme social di tipo tematico

Esattamente come ci si potrebbe aspettare, oltreoceano la disponibilità di informazioni sul comportamento social dei telespettatori ha generato un nuovo mercato, dando vita a varie startup che, nate negli ultimi anni, hanno raggiunto una discreta maturità sia nel settore dei social network tematici sia in quello della raccolta dati e fornitura di report e servizi per network televisivi e mercato pubblicitario.  Proviamo a capire come si intersecano questi settori esaminando proprio il caso di Trendrr.com che  ha messo in piedi una piattaforma in grado di esaminare in tempo reale le migliaia e migliaia di interazioni che si generano sui social network.

In particolare, fornisce ogni giorno una chart con lo score dei principali eventi televisivi del giorno prima, “ascoltando” le interazioni generate sia sui Social Network “generalisti” (Twitter, Facebook) sia sulle principali piattaforme dedicate alla SocialTV (GetGlue , Miso e Viggle):

TOTAL ACTIVITY:  una misura complessiva delle interazioni avvenute sui  Social Network di riferimento

– ON AIR ACTIVITY: una misura delle interazioni 3 ore prima e 3 ore dopo la messa in onda dell’evento

DAILY ACTIVITY: una misura delle interazioni avvenute dall 6 del mattino alle 6 della sera del giorno sotto osservazione

Questo è ovviamente solo la punta dell’iceberg, perchè oltre a questi dati sintetici resi pubblici quotidianamente, c’è un altro insieme di metriche a cui i clienti hanno accesso e che danno in tempo reale una misura dell’engagement di Tv Show e protagonisti, ad esempio genere e località di provenienza di chi ha partecipato a “conversazioni” sullo show. o una misura della Audience Influence, calcolata attraverso una media dei punteggi Klout di tutti gli account coinvolti in discussioni circa l’evento televisivo.

E il panorama italiano? Tralasciando la staticità e la natura offline del modello Auditel, anche a causa dei (purtroppo) pochi network televisivi,  non si assiste ad un mercato altrettanto vivace. In pratica la sola Mediaset sembra molto attiva, come conferma Angelo Pettazzi  responsabile della Content Factory DTT  (quì una sua recente intervista sui piani futuri in ambito Social TV),  SKY Italia  ha in corso alcune inziative mirate (vedi la possibilità di commentare alcune serie TV di Fox su Facebook), Telecom Italia con Cubovision comincia a sfruttare le potenzialità dell’IPTV, mentre la RAI non va al di là di un accordo di co-marketing con SONY che sulle sue smart TV ospita widget per Facebook e Twitter oltre alla possibilità di accedere ai suoi contenuti on-demand. Ma parallelamente a questi primi approcci strutturati da parte dei broadcaster nostrani, è possibile assistere in special modo su Twitter a lunghe conversazioni collettive in corrispondenza degli appuntamenti settimanali dei principali talk-show o di grandi eventi televisivi (si guardi ad esempio il post di Vincenzo Cosenza  in cui l’attività social legata alla prima serata di Sanremo 2012 viene rappresentata mediante una mappa navigabile).

Le questioni da approfondire sull’argomento sono sicuramente tante, da una classificazione degli strumenti attualmente disponibili negli USA, alle potenzialità del mercato italiano, passando per l’influenza del fenomeno sulla struttura e le funzionalità degli apparecchi TV, fino alle implicazioni in materia di privacy e sicurezza. Nel rimandare a successivi post questo genere di approfondimenti, mi piace citare una delle migliori esperte che abbiamo in Italia, Emanuela Zaccone, che in questo ed altri lavori fa un lavoro di ricerca abbastanza unico nel nostro paese e che così ha sintetizzato la sua visione: “Certamente le forme “tradizionali” di fruizione televisiva continueranno ad esistere ma il futuro è nella co-visione“.

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